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Abuso della legge 104: come investigare

Sono un imprenditore ed ho il timore che uno dei miei dipendenti stia facendo un uso illecito della legge 104. Come posso accertarmene? E’ possibile richiedere l’assistenza di un investigatore privato?

Posso controllare un dipendente tramite un investigatore privato?

Assolutamente si! La Cassazione ha stabilito che chi fa uso dei permessi della legge 104 per svolgere attività che non hanno nulla a che fare con l’assistenza di un malato (come svolgere un secondo lavoro o addirittura andare in vacanza) sia colpevole di abuso di diritto.

Pertanto, se questo reato riesce ad essere comprovato, il datore di lavoro può procedere regolarmente al licenziamento per giusta causa.

Un investigatore privato autorizzato a svolgere la professione per conto di privati ed aziende è in grado di fornirti consulenza e soprattutto di svolgere indagini nel pieno rispetto della legalità.

LO SAPEVI CHELa Cassazione afferma che il pedinamento di un dipendente risulta legittimo in quanto esso si svolge fuori dall’orario di lavoro e in quello spazio temporale in cui, a causa dell’utilizzo del permesso, il rapporto lavorativo viene ritenuto sospeso.

Come mi accorgo di un abuso della 104?

Prima di procedere ad un’attività di controllo su un dipendente è necessario che vi sia un sospetto fondato sull’uso scorretto dei permessi da parte di quest’ultimo.

Richiedere i permessi soltanto durante i weekend o in prossimità delle festività possono essere dei segnali di allarme a cui è importante prestare attenzione.

Così come è importante tendere l’orecchio sul naturale “chiacchiericcio” che si viene a creare in ogni tipo di azienda tra i suoi lavoratori.

Una volta che il sospetto inizia a farsi più che fondato è importante non perdere la calma e non incappare in errori che potrebbero costar caro.

Spesso e volentieri infatti, alcuni datori di lavoro, iniziano ad eseguire attività autonome ed improvvisate di sorveglianza ignorando però che esistono dei limiti molto severi stabiliti dallo Statuto dei lavoratori che vieta, ad esempio, il controllo sull’adempimento del contratto di lavoro.

Anche scattare foto di nascosto costituisce un reato perseguibile dalla legge ma questo non tutti lo sanno.

Per non passare dalla parte del torto, diventa quindi importante rivolgersi ad un investigatore  che conosca bene questi limiti e sappia come condurre una legittima attività di sorveglianza e che possa, soprattutto, produrre prove concrete, legali ed inequivocabili, da poter utilizzare in tribunale.

Cosa può fare un investigatore che io non posso fare?

Se investighi da solo rischi di commettere uno o più reati che prevedono sanzioni pesantissime tra cui anche il carcere.

Un investigatore privato è dotato di regolare licenza fornita dalla prefettura che gli permettere di svolgere legalmente determinate attività altrimenti non realizzabili, e soprattutto ha le competenze e l’esperienza per poter condurre un’investigazione che possa portare a dei risultati concreti e positivi.

La Cassazione afferma che il pedinamento di un dipendente risulta legittimo in quanto esso si svolge fuori dall’orario di lavoro e in quello spazio temporale in cui, a causa dell’utilizzo del permesso, il rapporto lavorativo viene ritenuto sospeso.

Per di più, il controllo, non riguarderebbe l’adempimento del contratto di lavoro bensì l’affidabilità della condotta del dipendente.

Grazie alla nostra pluriennale esperienza nel settore della tutela aziendale  sappiamo bene come condurre un pedinamento nella maniera più riservata possibile e soprattutto rimanendo perfettamente nei limiti sanciti dalla legge.

In questo modo le prove da noi prodotte potranno essere utilizzate per motivare un licenziamento per giusta causa nel caso in cui il dipendente venga meno al rapporto di fiducia tra lavoratore e datore, violando di fatto il contratto di lavoro.

Questo è il motivo per cui ingaggiare un investigatore professionista potrebbe rivelarsi fondamentale per il buon esito dell’indagine.

Che cos’è la legge 104?

La legge 104, in vigore dal febbraio del 1992 ed intitolata “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”, è un testo che ha l’obiettivo di regolare i diritti e di doveri delle persone disabili e dei familiari che le assistono.

In particolare, l’utilizzo di permessi lavorativi, è regolato dall’articolo 33 di questa legge. Esso infatti stabilisce quali siano le persone che possano fare utilizzo di queste agevolazioni e in quali circostanze.

Per riuscire ad ottenere i permessi lavorativi tramite la legge 104, il richiedente deve passare attraverso passaggi sia burocratici che medicali: dopo aver inoltrato domanda INPS la disabilità del soggetto interessato verrà infatti valutata da una commissione medica in cui deve comunque essere sempre presente un medico imparziale dell’INPS.

A quel punto, se il parere della commissione sarà unanime e se lo stato di Handicap sarà riconosciuto come GRAVE (come stabilito nell’articolo 3), sarà possibile procedere alla richiesta dei permessi lavorativi da parte di un familiare.

Per questa serie di motivi l’abuso della 104 raramente riguarda la veridicità dell’handicap del disabile, bensì si verifica quando i giorni di permesso concesso non vengono utilizzati per assistere quest’ultimo, come previsto dalla legge.

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